Tolkien e il razzismo

Mentre la bufera di immotivata ostilità verso la serie Amazon “The Rings of Power” imperversa, tanti commenti assumono come presupposto apparentemente indiscutibile l’idea che gli Elfi e i Nani, un po’ quelli di Tolkien, un po’ quelli delle mitologie nordiche e celtiche o dell’immaginazione vittoriana a cui Tolkien si ispirava, avessero necessariamente ed esclusivamente carnagione chiara. Ma è così?

Innanzitutto ricordiamo come Tolkien, fiero inglese ma nato in Sudafrica, avversasse l’apartheid e la discriminazione verso i neri sia pubblicamente sia in privato:

I have the hatred of apartheid in my bones; and most of all I detest the segregation or separation of Language and Literature. I do not care which of them you think White.“― From a Valedictory Address to the University of Oxford in 1959

As for what you say or hint of ‘local’ conditions: I knew of them. I don’t think they have much changed (even for the worse). I used to hear them discussed by my mother; and have ever since taken a special interest in that part of the world. The treatment of colour nearly always horrifies anyone going out from Britain, & not only in South Africa. Unfort[unately], not many retain that generous sentiment for long.“― Letter 61 — Written to Christopher Tolkien who was stationed in South Africa during World War II

Poi, ricordiamo che gli elfi della mitologia nordica si dividono in ljosalfar (elfi della luce) e svartalfar (elfi di tenebra), con questi ultimi spesso identificati proprio con i nani. Tolkien rielaborerà queste distinzioni dividendo a sua volta i popoli dei suoi elfi in calaquendi (elfi luminosi) e moriquendi (elfi oscuri), anche se specifica che questa distinzione è dovuta solo al fatto che i primi compirono il viaggio per Aman e lì videro la luce dei Due Alberi benedetti. Questo implica che nessuna delle due categorie è superiore o migliore dell’altra, ma solo che i primi hanno appunto ricevuto tale benedizione, e dunque d’altronde in sè non esclude che alcuni elfi possano avere carnagione scura, a maggior ragione tra i secondi. Tra i nani, poi non si vede proprio quale sia l’ostacolo.

A questo proposito, un ulteriore approfondimento può essere offerto da un mio post Facebook del 2020, dove scrivevo:

“Gli Hobbit sono imparentati con gli Uomini, e la parentela risale fino alla Prima Era (Elder Days). Solo, nessuno conosce la natura di tale parentela con precisione.
Indicazioni più precise sono date solo nel Volume 12 della History of Middle-earth, nel saggio “Of Dwarves and Men”, dove nel secondo paragrafo, intitolato “The Atani and their languages”, Tolkien spiega che la razza degli Atani, gli Uomini, si divide in 5 popoli, ovvero i tre già noti, cioè la gente di Beor, la gente di Hador, la gente di Haleth (come già spiegava il Silmarillion), ma poi aggiunge due popoli che compaiono solo ne Il Signore degli Anelli, ovvero i Druedain, il cui nome originario era Drugs (sono il popolo degli Uomini Selvaggi di Ghan-buri-ghan che i Rohirrim incontrano cavalcando verso Minas Tirith), e gli Hobbit, che sono detti essere simili ai Drugs in origine, ovvero un popolo selvaggio che viveva nei boschi, per quanto fossero più piccoli di statura (ma comunque più alti che in Terza Era).
Ma ora viene il bello: i 5 popoli era la divisione degli Uomini in Prima Era, ma in Seconda i Numenoreani, per via della vicinanza con gli Elfi, suddivisero le stirpi degli Uomini sul modello della loro interpretazione della divisione degli Elfi secondo il grado di vicinanza ad Aman, ovvero Alti Elfi (Calaquendi, coloro che erano stati ad Aman), Elfi Medi (la stirpe dei Moriquendi chiamata Sindar, cioè coloro che erano partiti verso Aman ma si erano fermati a metà strada) e Elfi delle Tenebre (gli Avari, ovvero tutti i Moriquendi tranne i Sindar, quindi si tratta di coloro che non partirono mai verso Aman).
Così anche gli Uomini vennero divisi in Alti Uomini (i Numenoreani), Uomini Medi (gli Uomini dell’Eriador, compresi Druedain e Hobbit), e Uomini delle Tenebre (coloro che servivano Sauron).
Tolkien sottolinea come i Numenoreani applicassero la divisione elfica, che era solo una distinzione tra popoli, che non attribuiva prestigi e demeriti (gli Elfi delle Tenebre non erano considerati malvagi, ma solo chiamati così perché mai partiti per Aman), stavolta come un giudizio morale sulle altre stirpi umane (che erano intese valere di meno di loro o essere persino malvagie), il che finì per far passare alcuni “Uomini Medi”, che si sentivano così giudicati, dalla parte di Sauron (si citano i Dunlandiani).
E così sappiamo anche come Tolkien spieghi l’origine del razzismo”. (Facebook, 19 marzo 2020)

In altre parole, Tolkien spiega che il razzismo si origina inizialmente quando si associa tutto ciò che è scuro con il male, e secondariamente quando proprio quella che tra tutte le cose scure è la più appariscente, cioè la pelle, viene presa come l’unico o il principale indicatore di bene e male. A questo proposito, basti ricordare che i capelli di Luthien e di Arwen sono “scuri come sera”, mentre Saruman è lo Stregone Bianco che porta il simbolo della Mano Bianca (che sembra quasi il Ku Klux Klan!).

Ulteriori elementi della visione di Tolkien a riguardo emergono dal suo articolo “Sigelwara Land” del 1932-1934, dove spiega l’origine di una sconosciuta parola anticoinglese come il nome attribuito dagli antichi Germani agli Etiopi identificandoli con i malvagi giganti di fuoco del Muspelheimr nella loro mitologia. Anche qui, come vediamo, dal colore nero gli antichi Norreni avevano dedotto un che di malvagio, incarnandolo nei loro giganti, e vedendo la pelle nera degli Africani ve li aveva associati.

Ma forse Tolkien era stato influenzato dall’immaginario vittoriano in cui era cresciuto, dove gli elfi erano tutti chiari? Innanzitutto, Tolkien almeno da adulto si dissocierà sempre da tale immaginario, dove a suo dire gli elfi erano troppo minuti, e poi siamo sicuri che i Vittoriani non concepissero elfi e nani dalla pelle olivastra o bruna? Eccovi una breve rassegna dei due massimi illustratori vittoriani di fiabe, con le prime due tavole di Arthur Rackham, il resto di John Bauer:

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