Il Campo di Rose di Can’ka-no rey: Pensieri sulla saga de La Torre Nera di Stephen King

“Hile, Pistolero. Lunghi giorni e piacevoli notti! Prendi posto. Vuoi del tabacco? Hai percorso una lunga strada attraverso i mondi e adesso voglio raccontarti una storia. Non ridere! Ma una volta avevo intenzione di creare una mitologia – da dedicare semplicemente agli Stati Uniti d’America – alla mia terra”.

O così leggeremmo alla fine del settimo libro della saga de La Torre Nera se Roland di Gilead fosse Stephen King e Stephen King fosse Tolkien e Tolkien fosse Gan. Che significa? Non lo so, e di certo non lo potete sapere se non avete letto la saga, ma non avevo detto che sarei stato bravo a spiegarmi. Forse non è questo il mio scopo.

Forse ne possiamo però trarre qualcosa in merito alla sostituzione dell’Inghilterra con gli Stati Uniti. Quando scriveva Tolkien, l’Inghilterra era il centro del mondo. Oggigiorno, già da tempo, e nonostante prima l’avanzata dell’URSS e oggi il ruolo ancora della Russia e in più della Cina, comunque sono gli Stati Uniti a governare gli equilibri mondiali in maniera preponderante, se non altro perché è lì che si concentra il potere economico e mediatico, anche al di là della superiorità militare.

Sicuramente una parte del motivo per cui Tolkien ha avuto ed ha tanto seguito è proprio che nel dare una mitologia al paese che ha dato forma al mondo moderno, inevitabilmente ha dato una mitologia al mondo intero, anche agli Stati Uniti che dopotutto rimangono figli della madrepatria. Ma oggi si esaurisce tutto in questo? Penso di no, penso che comunque proprio perché come dice Aragorn il Bene e il Male non cambiano mai allora anche la mitologia americana, che inevitabilmente è una mitologia contemporanea, potrà comunque essere “antica”, nel senso di allinearsi agli stessi archetipi.

Lo dice già il titolo italiano del primo volume della serie, dove il Pistolero Roland è detto “L’ultimo cavaliere”, e in effetti è un’espressione usata da Stephen King stesso, che attribuisce ai Pistoleri un vero e proprio codice cavalleresco non da meno di quello dei cavalieri veri e propri, anzi sembrerebbe persino più vincolante perché metafisicamente inteso, violare il codice equivale a decadere da Pistolero al di là del controllo di qualsiasi ordine sociale, ma di per sé, in maniera assoluta. Mentre chi scrive del medioevo come GRR Martin ci presenta cavalieri che portano questo nome solo di facciata e poi si danno alle rapine, agli stupri e alle truffe, ecco King che ci presenta l’equivalente di Clint Eastwood che se viene meno alla parola data non saprà più se le sue pallottole andranno a segno. Ecco, forse adesso riesco a spiegarmi un pò meglio.

ATTENZIONE: DI QUI IN POI E’ SPOILER

***

***

***

***

***

***

***

“L’uomo in nero fuggì nel deserto e il Pistolero lo seguì”

Così inizia il primo volume, e poi torna indietro, a raccontarti come ci si arriva. Ma lo racconta davvero? No, in fondo sappiamo solo qualcosa degli ultimi giorni del pistolero nel deserto all’interno di un inseguimento che sembra protrarsi da anni. L’ultima vittima di questa caccia è la cittadina di Tull, spazzata via da Roland perché gli abitanti erano posseduti dai demoni invocati dall’uomo in nero. E’ una sorta di caricatura biblica grottesca che serve bene a rendere l’immagine del potere demoniaco posseduto dall’uomo in nero, e suggerire perché Roland vuole ucciderlo. Ma vuole proprio ucciderlo? In realtà, lo scopo di Roland è ricevere da questa fantomatica figura le informazioni necessarie per trovare la strada per la Torre Nera. Nelle caverne delle montagne come Gandalf a Moria, Roland dovrà sacrificare il ragazzo Jake, “il suo Isacco” (cito l’uomo in nero), per raggiungere finalmente la sua nemesi e tenere conciliabolo, come si dice nel Medio-Mondo (ricorda qualcosa? la Terra di Mezzo? ma dai…).

Quello che Roland ne ricava è una lettura di tarocchi (anticlimax da brividi) da cui si rileva il contenuto del secondo volume: Roland aprirà tre porte e ne verranno fuori i suoi tre compagni. In realtà la terza porta serve a ricongiungere le personalità della sua schizofrenica seconda compagna, l’attivista nera Susannah Odetta Holmes, direttamente da New York, da cui viene anche il primo compagno Eddie Dean e da cui veniva anche Jake, che alla fine recuperano nel terzo volume nonostante sia morto. Si, perché ci sono molte realtà parallele, e in ognuna di esse possono trovarsi diverse versioni delle stesse persone. Sempre nel terzo volume il gruppo trova un buffo animaletto, il bimbolo Oy, che diventa una sorta di quarto membro della loro compagnia o ka-tet, un gruppo unito dal Fato, e sempre nel terzo volume si imbattono nel sentiero di uno dei Vettori che conducono alla Torre Nera, incamminandosi nella sua direzione.

Il quarto volume è occupato quasi interamente dal lungamente atteso e straziante racconto del passato di Roland e di come abbia perso il suo amore Susan nella sua primissima missione da pistolero nella città provinciale di Mejis, mentre il quinto è dedicato alla lotta per difendere un analogo villaggio di frontiera da misteriosi razziatori di bambini noti come Lupi. Nel sesto volume Susannah, rimasta incinta di un demone, partorisce un bambino figlio del satanico Re Rosso, e viene rivelato che padre e figlio sono avversari designati che Roland dovrà abbattere per giungere alla Torre, il che avviene nell’ultimo volume, aprendo l’accesso al centro di tutta la realtà, sulla cima del quale si trova Gan, o Dio.

Nonostante abbia avvisato degli spoiler non parlerò ugualmente del finale perché è ancora troppo vicino il ricordo e l’emozione, ma una cosa va detta, qualsiasi cosa abbia a che fare con Robert Browning e il suo Childe Roland shakespeariano noto anche a Tolkien: il viaggio attraverso le molteplici versioni alternative degli Stati Uniti è qualcosa che si avvicina clamorosamente ad essere l’incubo, il sogno, e la realtà del mondo intero al giorno d’oggi, quando ovunque c’è un MacDonald e un Burger King, tutti andiamo a prendere il caffè da Starbucks, guardiamo gli stessi programmi e serie TV e navighiamo lo stesso internet, ordinando le nostre consegne dallo stesso Amazon. Che di qui sappiamo trovare la strada del Vettore che conduce alla Torre dipende forse dal Fato, o come direbbe Roland dal ka, ma anche da noi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: