Il Sogno dei Sogni

Le persone sognano di notte da quando l’umanità ha scoperto il fuoco nella sua mente. Bei sogni, brutti sogni, sogni strani. Sogni di desiderio, sogni d’amore, sogni di vendetta, sogni di rimpianto. Sogni del passato, sogni del presente, sogni del futuro (anche se questi ultimi solo pochi sogni). La maggior parte dei sogni riflette la vita quotidiana degli umani, le loro piccole lotte nelle loro piccole città per le loro motivazioni meschine. Una varietà più rara di sogni può rivelare verità sulla realtà nascosta dietro la grigia cortina di nebbia che avvolge il mondo della veglia. Ma alcuni sogni sono dati a tutti gli uomini, anche se solo una o due volte nella vita alla maggior parte delle persone, che non sono solo significativi, giacché detengono la chiave di cancelli segreti chiusi in stanze oscure nei mondi nascosti oltre il tempo. Tra questi sogni chiave, ce n’è uno in particolare che si chiama Sogno dei Sogni, e chiunque riesca a sognarlo potrebbe aprire l’Ultimo Cancello posto tra noi e l’Insondabile Segreto che alcuni dicono essere stato nascosto lì dagli occhi di tutta la Creazione dal Vecchio Pifferaio che suonò le melodie che per prime misero in moto i mondi, affinché sua figlia, la Fanciulla delle Stelle, che pose la vita in esistenza per tramite del suo canto, non la usasse per comporre la Melodia dell’Immortalità prima che i figli degli uomini si trasformassero in polvere. Un giorno, quando il tempo era tempo come ogni altro giorno dall’inizio del tempo, la Fanciulla delle Stelle discese presso uno dei figli degli uomini e gli chiese di sognare il Sogno dei Sogni per aprirle l’Ultimo Cancello in modo che potessero imparare l’Insondabile Segreto e rendere immortali tutti i figli. Il figlio dell’uomo disse che l’avrebbe fatto solo se lei lo avesse sposato in cambio, e la Fanciulla sorrise come la Cintura di Orione in accordo. Così iniziò la Cerca che avrebbe portato alla rovina di innumerevoli mondi al di là del barlume della saggezza e della comprensione umana.

L’uomo si recò presso gli interpreti di sogni della sua tribù, ma questi confessarono di non conoscere il segreto del Sogno dei Sogni. Dissero all’uomo di chiedere ai Magi di Babilonia la Grande. Così l’uomo si mise in viaggio e, dopo alterne fortune, giunse a Babilonia per interrogare i Magi. Questi consultarono le stelle e gli comunicarono che la risposta poteva essere nota ai sacerdoti egiziani di Menfi. L’uomo dovette ripartire e dirigersi a Menfi, dove giunse dopo aver vagato a lungo nel deserto, rischiando la morte per la sete e l’arsura. Ma neppure i sacerdoti di Menfi conoscevano la risposta, neppure dopo avere interrogato il dio Ammone, e lo indirizzarono agli aruspici d’Etruria. Questa volta l’uomo dovette imbarcarsi e, dopo essere sopravvissuto per miracolo alle sirene, ai draghi marini e a Scilla e Cariddi, infine sbarcò sulle coste dell’Etruria, dove poté consultare i famosi divinatori delle viscere d’uccello. Questi esaminarono i resti di un avvoltoio e gli comunicarono che solo i druidi delle Gallie conoscevano la risposta che cercava. L’uomo valicò le Alpi, sopravvivendo per miracolo alle tempeste di neve che imperversavano sugli alti picchi e ai tiri mancini dei giganti e dei folletti delle montagne, e pervenne in terra gallica. Lì incontrò i druidi, che bruciarono delle erbe in una tenda, aspirarono il fumo e gli dissero di domandare a Merlino di Britannia. Sbarcato in Britannia, l’uomo cercò l’incantatore e, quando lo ebbe trovato, lo interrogò riguardo al Sogno dei Sogni. “Ad Atlantide dovrai recarti”, fu il responso del vecchio mago. L’uomo ancora una volta si diede alla navigazione, e il suo vascello venne sollevato sulle scaglie del magnifico Leviatano e scagliato sulle pendici dei colli di Atlantide l’Eccelsa. Una volta giunto nella capitale dell’isola, il cui nome è stato dimenticato, l’uomo interrogò i sapienti di Atlantide, che gli rivelarono l’esistenza di una terra al di là dell’Ovest, un continente che non portava ancora un nome. Lì forse gli sciamani conoscevano il Sogno dei Sogni. Ma, quando l’uomo ebbe trovato la terra al di là delle terre, nemmeno gli sciamani di quelle tribù ovest dell’ovest sapevano dirgli qualcosa di preciso, se non che proseguendo a ovest sarebbe arrivato a est, dove avrebbe potuto interrogare gli indovini del Gran Khan. L’uomo seguì il consiglio, ma gli indovini gli risposero che avrebbe dovuto interrogare i brahmani, e questi lo rimandarono a Babilonia, da dove era partito. L’uomo era disperato.

Il Vecchio Pifferaio infatti aveva avuto paura che l’uomo potesse trovare il Sogno dei Sogni e aveva suonato la Melodia dell’Oblio, cancellando ogni traccia che potesse ricondurre al Segreto. L’uomo tornò al suo villaggio, e si perse negli occhi di una donzella che attingeva acqua alla fonte, e dimenticò la Fanciulla delle Stelle. L’uomo e la donna ebbero un figlio, e questi ebbe un figlio da una donna, e il figlio che venne ebbe un figlio da una donna, e della Cerca del Sogno dei Sogni si perse ogni memoria. Il Pifferaio, però, nel suonare la Melodia dell’Oblio era stato distratto dalla nascita di una nuova stella accesa dalla Fanciulla, e così aveva sbagliato una nota. Di conseguenza, una traccia dell’Insondabile Segreto era rimasta nel canto degli usignuoli. Un giorno, quando il tempo era tempo come ogni altro giorno da quando il tempo iniziò, il figlio del figlio del figlio di molti altri padri prima di lui si addormentò nel suo appartamento al sedicesimo piano della cinquantaduesima strada di una città che gli uomini chiamavano New York e un usignuolo ne approfittò per entrare dalla finestra e cantargli un sogno. Nel sogno, il figlio dei figli degli uomini vide il suo antenato interrogare i Magi di Babilonia, e al suo risveglio si chiese cosa ciò potesse significare. Il suo stupore crebbe quando ogni mattina iniziò a svegliarsi col canto di usignuolo in testa e il vivido ricordo di una nuova parte della Cerca del Progenitore: una mattina ricordava l’incontro con i sacerdoti egizi, quella dopo gli aruspici d’Etruria, e così via.

Molte strade dei sogni erano rimaste chiuse, e molti mondi erano appassiti e caduti da quando il progenitore del figlio dei figli degli uomini aveva fatto il giro del mondo alla ricerca del Sogno dei Sogni, giacché il Pifferaio aveva rinchiuso sua figlia nella Torre dei Cieli per punirla di averlo distratto mentre suonava l’Oblio, e non contento aveva punito anche gli uomini e i mondi legando ogni uomo della discendenza del Cercatore al destino di un mondo, così che ogni discendente che moriva portava con sé un mondo. Chi potrà cantare la scomparsa di Thrasys degli Ezefiri, o lamentare la perdita di Ofyus la Circonfusa? Nessuno più le ricorda, eccetto le lacrime della Fanciulla di Stelle, lacrime che dalla finestra vengono sparse dai venti dei cieli, che nessuno sa dove soffino, perché il Vecchio Pifferaio è capriccioso e arcigno, e invidia ogni essere che ha un volto e una voce, perché non vuole vi sia altra melodia che la sua, che ben fu la prima ad essere eseguita davanti ai Troni Supremi.

Quando il Sognatore ebbe ripercorso nei sogni l’intero viaggio dell’antenato, l’usignuolo afferrò nel beccuccio una delle lacrime della Fanciulla e la versò nelle orecchie del discendente addormentato, e quegli sognò Lei che lo pregava di riprendere la Cerca del progenitore, e che in cambio gli avrebbe dato l’immortale felicità al suo fianco che aveva promesso al padre dei suoi padri. L’uomo si svegliò ed ebbe paura, perché ai suoi tempi le Vie dei Sogni come già detto erano state chiuse, ed essi erano visti come vane visioni o sintomi di malattie. Così l’uomo andò da uno dei discendenti degli antichi guaritori delle anime, e gli domandò cosa volessero dire i suoi sogni. L’uomo si levò dal viso le lenti che portava e gli disse che nel suo caso l’unico che potesse dargli una risposta sensata era qualcuno che conoscesse ciò che coloro che il suo antenato aveva consultato ignoravano, così gli consigliò di visitare un collega che viveva dall’altra parte del mondo, in un’isola chiamata Australia, dove vivevano animali salterini e animali che portavano i figli in un sacco. L’uomo prese subito uno dei carri volanti che si utilizzavano per viaggiare sulle lunghe distanze a quel tempo e in breve fu sull’isola australe, dove in effetti poté vedere animali salterini e animali che portavano i figli in un sacco. Il nuovo guaritore di anime cui si rivolse gli disse che nemmeno lui conosceva il Segreto, ma che sapeva che esso era stato tramandato, fin dai tempi prima che il Vecchio Pifferaio suonasse l’Oblio, tra gli sciamani di una tribù che viveva al centro dell’isola, nel mezzo della giungla, e che si chiamavano i Tamburi del Sogno. Raggiungerli non sarebbe stato facile senza una guida, per cui il guaritore affidò il Sognatore a un vecchio indigeno che conosceva la strada. Questi era un uomo sdentato dal largo sorriso e le maniere gentili, che avvertì l’uomo: “Al luogo che vuoi raggiungere non si arriva semplicemente a piedi. La distanza che percorrerai a piedi durante il giorno la dovrai ripercorrere in sogno durante la notte”. Il Sognatore fece cenno di aver capito.

Il primo giorno di viaggio incontrarono un pescatore che li ospitò nella sua casa sul lago. Il pescatore raccontò al Sognatore e alla guida che aveva perso sua figlia annegata nelle acque vicino la casa. I due viaggiatori fecero del proprio meglio per consolare il pescatore, poi tutti andarono a dormire. Il Sognatore sognò di nuotare nel lago, di raggiungere le profondità, e che lì vi erano città abitate da uomini pesce che avevano preso prigioniera la figlia del pescatore. Il Sognatore allora si presentava agli uomini pesce come il Cercatore che avrebbe sognato il Sogno dei Sogni, ed essi chiedevano loro di dimostrare quanto diceva. Il Sognatore allora apriva la bocca, e da essa uscivano usignuoli a decine, che cantavano sott’acqua come se fossero nei loro boschi natii. Gli uomini pesce ringraziavano il Sognatore e gli consegnavano la ragazza, che egli riconduceva in superficie. Al suo risveglio, il pescatore e sua figlia stavano facendo colazione, e nessuno dei due aveva memoria che ella fosse mai annegata. La guida sorrise al Sognatore, ed essi ripresero il viaggio.

Il secondo giorno di viaggio trovarono nella giungla un bambino che si era perso e rotto una gamba. La guida lo medicava e gli spiegava che lo avrebbero condotto in un centro abitato dove avrebbe potuto trovare soccorso. Quando raggiunsero il villaggio più vicino, il bambino venne affidato alle cure dei guaritori locali, che gli promisero che lo avrebbero riportato ai suoi genitori. Quella notte il Sognatore sognò di essere egli stesso il bambino perso nella foresta con la gamba rotta, ma alla sua mente affiorava il Canto delle Stelle della Fanciulla ed egli lo intonava. Immediatamente la foresta spariva ed egli si ritrovava a casa sua con i suoi genitori. Quando il Sognatore si svegliò, del bambino nel villaggio non c’era più traccia, e nessuno sapeva di cosa egli stesse parlando quando domandò cosa ne era del bambino che avevano portato lì il giorno prima. La guida gli disse che egli non si era mai perso ed era sempre rimasto con i suoi genitori.

Il terzo giorno il Sognatore e la guida incontrarono una coppia in viaggio nelle terre selvagge. Dicevano che volevano celebrare la loro unione con il riscoprire il contatto con la natura e con la terra, e per questo motivo avevano dipinto le loro pelli e indossavano corone di foglie e fiori, cacciando con la lancia e raccogliendo i frutti e le bacche che trovavano. Quando chiesero loro se non sapessero che era pericoloso, i due risposero che un indovino aveva detto loro che solo così avrebbero avuto il figlio che volevano, dal momento che erano entrambi sterili. La guida allora pronunciò una preghiera di benedizione per loro augurandogli il successo nel loro tentativo, e anche il Sognatore pregò l’Uomo dei Troni Supremi che una volta era sceso in terra per dire a tutti che nemmeno un granello di polvere viene perduto agli occhi del Carro Alato delle Altezze. Nel sogno, il Sognatore vedeva i due innamorati dormire, e baciava sulla bocca entrambi, soffiando dentro di loro il suo fiato. Il mattino dopo, si risvegliarono in una grande casa dove correvano frotte di bambini, e la coppia spiegava loro che si trattava dei quindici loro figli e degli orfani di cui si prendevano cura. Nessuno aveva idea di aver mai sofferto di infertilità.

Il quarto giorno fu la volta di una ragazza che affermava di essere lì per attendere proprio loro. Affermò di aver saputo che li avrebbe incontrati in uno dei suoi sogni, e così aveva seguito la guida dei suoi istinti fino al luogo dove sentiva che sarebbero arrivati. Le chiesero da quanto tempo li stesse aspettando e disse che il sogno di incontrarli era ricorrente da quanto potesse ricordare, ma il tempo da cui era arrivata nella radura in cui si trovavano era appena prima che loro giungessero. Quando le chiesero per quale motivo volesse incontrarli, ella disse che voleva seguirli nel loro viaggio, ma essi furono inamovibili che non occorrevano compagni e che ella sarebbe dovuta ritornare alla sua vita precedente. Ella insistette tanto, ma alla fine dovette riconoscere la loro posizione e chiese loro almeno di poter ripartire il mattino dopo, avendo l’opportunità di discorrere con loro più a lungo. Tante furono le domande che fece alla guida e al Sognatore, e volle sapere dei suoi antenati, e della Cerca, e quando egli le ebbe detto tutto ciò che ricordava ella ancora avrebbe voluto sapere di più, ma la convinsero che fosse meglio dormire. Nel sogno, il Cercatore portava la ragazza nei Prati del Sogno, dove ella diveniva una giovane puledra per galoppare liberamente fino a quando avesse voluto prendere qualsiasi altra forma. Al loro risveglio, la ragazza non c’era più, e stavolta fu il Sognatore a sorridere alla guida.

Il quinto giorno i due viaggiatori giunsero presso un fiume dove sorgevano le rovine fumanti di un villaggio indigeno depredato e incendiato dalla tribù dei Cuori di Pietra. Gli abitanti superstiti del villaggio erano cinque, tutto quello che rimaneva della tribù degli Occhi di Fiume: un vecchio cieco, una donna zoppa, un uomo muto, una bambina senza un braccio e un bambino sordo. Il Sognatore descrisse all’uomo cieco ciò che vedeva, portò in braccio la donna zoppa dal fiume alle colline e ritorno, insegnò all’uomo cieco e al bambino sordo il linguaggio dei gesti e danzò con la bambina senza un braccio. La guida nel frattempo cantava un antico lamento della sua gente per i morti del villaggio. Durante la notte, il Sognatore sognò che si trovava nel villaggio quando veniva attaccato. I Cuori di Pietra erano centinaia, e con loro cavalcavano i Demoni delle Rocce di Sangue sui loro Canguri degli Incubi. Il Cercatore allora suonò il Corno degli Antenati e richiamò in vita tutti i suoi progenitori fino al Primo Cercatore che era stato a Babilonia ed era tornato a Babilonia. Gli antenati del Cercatore avevano occhi di giada e mani di alabastro, con cui reggevano lance d’ebano. E le lance perforavano i cuori dei Canguri degli Incubi, dei Demoni delle Rocce di Sangue e dei Cuori di Pietra, ed essi non erano più nulla. Allora dal sangue versato sorgeva una figura colossale, scarlatta e malvagia, un antico Drago della Fine, e con voce di tuono dichiarava che il Vecchio Pifferaio non avrebbe permesso che il Sognatore trovasse l’Insondabile Segreto. Così dicendo, spazzava via con la sua coda tutti gli antenati del Cercatore, ma questi non si lasciava intimorire e intonava il Canto della Rinascita, che proprio allora ricordava essere stato appreso da lui o da qualcuno dei suoi progenitori in un qualche sogno della Fanciulla di Stelle. Il Drago fiorì e venne divorato dal terreno, e il Sognatore si svegliò. Il villaggio era intatto, senza segni di attacchi o incendi, e in un punto il terreno era ricoperto di fiori che, a quanto raccontavano gli abitanti, non sfiorivano mai. Quando il Sognatore chiese al vecchio, all’uomo, alla donna e ai due bambini, che adesso erano interamente sani, quale fosse la storia del prato fiorito, essi raccontarono esattamente la storia del suo sogno, di come millenni prima un antico eroe avesse salvato il villaggio da un attacco della tribù dei Cuori di Pietra, che controllavano i Demoni delle Rocce di Sangue e i Canguri degli Incubi, e di come questi avesse trasformato il Drago della Fine in quel prato fiorito cantando il Canto della Rinascita, che ancora oggi si tramandava nella tribù. “I tuoi sogni stanno traboccando nel mondo di veglia, Sognatore”, gli spiegò la guida. “Presto non sarà più possibile distinguere i due, e allora avremo raggiunto il Cuore del Sogno”.

Il sesto giorno il Sognatore e la guida raggiunsero l’altopiano roccioso su cui viveva la tribù nota come i Tamburi del Sogno, ma per accedervi avrebbero dovuto attraversare un ponte di corda. Prima di farlo, la guida volle che si fermassero e accendessero un fuoco. “Per entrare nel Cuore del Sogno dovrai purificarti dell’uomo della veglia”, spiegò al Sognatore. “Cosa devo fare?” domandò quest’ultimo. “Ascolta”. La guida prese il suo tamburo e iniziò a batterlo, intonando un canto inintelligibile che, man mano che si innalzava, riecheggiando tra le rocce, iniziava ad acquisire un significato per il Sognatore. Presto, non solo capiva le parole del canto, ma riusciva a vedere la vicenda narrata come se avvenisse davanti a lui. “Quando ancora i giorni non erano iniziati, il Carro Alato correva sulle acque della sua fantasia, divertendosi a sollevare zampilli e schizzi che prendevano vita al suo tocco per poi tornare all’Oceano del Sogno. Quando ancora i giorni non erano iniziati, nulla poteva cambiare, perciò nessuno sa perché a un tratto qualcosa cambiò, ma di fatto uno degli zampilli entrò in un asse del Carro e fece volare via una ruota. La ruota girò sulle acque per sempre, ma sempre non era più sempre, perché il Carro aveva perso una ruota, e così la ruota si fermò, e su di essa era il Vecchio Pifferaio, che nessuno sa donde venga. Allora il Carro si adirò, e così parlò al Pifferaio: ‘Poiché tu hai fermato la ruota, tua è la Melodia della Creazione, perché così è la ruota. Ma, poiché tu hai fermato la ruota, tu non avrai mai tua figlia, per quanto essa venga partorita dall’Oceano’. Il Vecchio Pifferaio maledisse il Carro, ma non sapeva che il Carro non può essere maledetto, e chi lo maledice si maledice da sé. In tutta fretta, prima che la Fanciulla delle Stelle nascesse, nascose il Segreto Insondabile dietro l’Ultimo Cancello, e lo chiuse con la Chiave custodita nel Sogno dei Sogni, che nessuno potrà sognare finché non riparta la ruota e il Vecchio Pifferaio restituisca al Carro Alato quel che gli fu sottratto dall’Oceano. Ma il Vecchio Pifferaio, se anche volesse rimediare, il che non è, non può far ritorno all’Oceano del Sogno, e nessuno sa dove si trovi la ruota perduta dal Carro. Tutto quel che è noto è che, dopo aver nascosto il Segreto, il Pifferaio suonò la Melodia della Creazione, portando i mondi in esistenza come dono di benvenuto alla figlia, la cui bellezza lo aveva accecato e che egli improvvisamente voleva compiacere, dimentico della minaccia che ella costituiva per lui. La Fanciulla delle Stelle venne partorita dall’Oceano del Sogno e si stupì della grandezza e vastità nonché del numero dei mondi, ma era triste perché su di essi non vi era vita. Allora ella cantò il Canto della Vita e portò in esistenza piante, animali, uomini e ogni altra razza su tutti i mondi che potevano ospitarli. Per questo motivo subito il Vecchio Pifferaio odiò la figlia, perché stimava che ella fosse ingrata del dono che egli le aveva fatto, e che non lo trovasse gradevole se non aveva a decorarlo quelle creature rumorose e puzzolenti, che evidentemente rappresentavano uno sberleffo nei suoi riguardi. Allora egli ricordò le parole del Carro Alato, e seppe che sua figlia davvero non gli apparteneva, e molto si adirò, ma nascose la sua ira perché sapeva come meglio agire. Invero il Canto della Vita aveva donato la vita alle creature, ed esse non l’avrebbero persa, se la Fanciulla non avesse accettato di cantare al suono del Piffero del Vecchio Padre. Egli la ingannò, illudendola che la Melodia della Creazione e il Canto della Vita insieme avrebbero dato vita a qualcosa di ancora più bello di ciò che già esisteva, e così sarebbe in effetti stato, anche se a noi non è dato conoscere quale sia la Bellezza al di sopra della Bellezza e il Gaudio al di sopra del Gaudio. Ma il Pifferaio interpose alla Melodia della Creazione note sue, che alcuni dicono essere le stesse che aveva eseguito per rubare la ruota del Carro, e così la Melodia della Creazione venne a comprendere al suo interno la disarmonia della distruzione, e la Fanciulla che seguiva la Melodia venne inavvertitamente a cantare il Canto della Morte. Quando ella se ne avvide, ormai era troppo tardi, ma la Fanciulla delle Stelle appartiene al Carro Alato, e così ella poté fissare gli occhi sugli occhi del Pifferaio, e per l’unica volta in cui ciò accadde in tutta l’eternità il Pifferaio fu stregato, e dovette rivelare alla figlia che il rimedio esisteva se qualcuno avesse trovato la chiave dell’Ultimo Cancello nel Sogno dei Sogni, così da scoprire l’Insondabile Segreto. Ora sai tutto ciò che io potevo dirti, Sognatore, e sei purificato e pronto per accedere al Cuore del Sogno”.

Il fuoco si era spento, ed era ormai sera, ma il Cercatore seguì la guida sul ponte per valicarlo. Un boato risuonò nell’aria, seguito da un altro, e la guida si accasciò al suolo con un foro in petto, seguita dal Sognatore. Dall’altra parte del ponte, infatti, stava il Guardiano con il suo ferro di fuoco, con cui scagliava tuoni che aprivano buchi nei corpi. Egli era stato inviato dal Vecchio Pifferaio per sbarrare l’accesso al Cuore del Sogno. Il Cercatore pose la mano sul foro aperto nel petto della guida, ma questi gli disse: “Vai. Ho vissuto per questo. Sono morto per questo. Vedo già i miei antenati che chiamano. Vai”. Il Sognatore, che aveva anch’egli un foro nella spalla, si alzò in piedi dolorante, quando un altro boato risuonò, e un altro foro gli si aprì nella gamba. Un altro tuono, un altro foro. E un altro. E un altro. Il Sognatore cadde a terra, e il Guardiano rise, venendogli incontro sul ponte. Ad ogni passo sparava un altro colpo, perforandolo come un colabrodo. Il Cercatore si meravigliò di riuscire ad essere ancora in vita nonostante tanto dolore, e poi, mentre il Guardiano mirava alla testa, si sentì sollevare da terra e vide il suo corpo da sopra, come se fosse un’altra persona. Allora istantaneamente capì, e disse: “La vita è un sogno”, distraendo il Guardiano che mancò la mira. Questi si guardò intorno, puntando il fucile in alto, spaventato. “Chi è? Chi ha parlato?” Il Cercatore dentro di sé sorrise. Il fucile sparò, ma dalla sua canna uscirono solo piume. “Che cosa?” si meravigliò quello, che poi si trasformò in un ippopotamo, troppo pesante perché il ponte lo reggesse, e cadde con esso nel precipizio. Il Sognatore rientrò nel suo corpo, che immediatamente rigenerò tutte le ferite, e guardò in direzione della guida, ma egli non vi era più. Il Sognatore sorrise e attraversò a piedi il precipizio camminando sull’aria come se fosse solida terra.

Quando ancora il settimo giorno non era sorto, il Sognatore mise piede sull’altopiano dei Tamburi del Sogno e così entrò nel Cuore del Sogno. Rivide i suoi genitori, rivide tutti coloro a cui era stato legato nella sua vita della veglia, ma non si fermò con loro, perché sapeva che lo avrebbero trattenuto. Si fermò invece quando incontrò un Tamburo del Sogno, quello che doveva essere lo sciamano della tribù. Era seduto anche lui vicino a un fuoco, e fumava una lunga pipa che gli offrì. Il Sognatore rifiutò, ma si sedette di fronte allo sciamano e gli domandò come sognare il Sogno dei Sogni. Lo sciamano rise tanto che tossì, poi inalò nuovamente dalla pipa e gli disse: “Una storia per una storia. Cosa hai da offrire?” Il Sognatore ringraziò nel suo cuore la guida e raccontò la storia che aveva udito il giorno prima, del Carro Alato e del Vecchio Pifferaio e della Fanciulla di Stelle. Lo sciamano ascoltò tutto attentamente, poi posò la pipa e chiuse gli occhi. Il silenzio intorno era spezzato soltanto dalle voci degli spiriti che aleggiavano intorno al loro fuoco.

“Quando il Carro Alato perse la ruota, l’Auriga cadde dal Carro nell’Oceano del Sogno. Egli è l’Uomo dei Troni Celesti che guardò nell’Oceano del Sogno e si vide riflesso. Il riflesso dell’Uomo è il Vecchio Pifferaio, ed egli per primo suonò al cospetto dei Troni, e compiacque il Carro che siede sui Troni. Ma il suo tradimento imprigionò l’Uomo nell’Oceano dei Sogni fino al giorno in cui Egli non venne sulla terra, partorito da sua figlia, la Signora delle Acque. L’Uomo insegnò ai figli degli uomini che quando fossero stati polvere la polvere si sarebbe fatta eternità, ma gli uomini non capirono le sue parole e lo uccisero. Questa è la chiave del Sogno dei Sogni. Sei pronto a prenderla?” Il Sognatore aveva i brividi. Improvvisamente l’aria si era fatta gelida. Ma comunque egli non capiva. “Ho fatto tutta questa strada per un altro enigma?” disse, e si alzò, abbandonando lo sciamano. “Troverò chi sappia la risposta sul serio!” esclamò.

Allontanandosi, gli vennero incontro i superstiti menomati del villaggio che aveva difeso contro i Cuori di Pietra. La bambina gli offriva il braccio che egli le aveva ridato, il bambino teneva in mano le proprie orecchie, mentre l’uomo gli porgeva la sua lingua, la donna la sua gamba, il vecchio i suoi occhi. Il Sognatore urlò e corse più oltre. Sotto un albero lo aspettava la ragazza che aveva liberato, ed egli si innamorò perdutamente di lei, e giacque con lei sotto l’albero, e si risvegliò nella grande casa della coppia sterile scoprendo che essi erano la coppia, e non erano più sterili, e avevano quindici bambini e si prendevano cura degli orfani. Il Sognatore fu felice, e ancor più quando un uomo strano e una guida indigena gli riportarono il loro bambino più piccolo, che apparentemente si era perso nella giungla e rotto una gamba, ma era stato ritrovato e medicato. Da vecchio, il Sognatore si doleva che, tra tutti i suoi figli ancora in vita, una figlia in particolare, che forse era la sua favorita, fosse annegata nel lago vicino casa, ma la figlia si risvegliava improvvisamente proprio quando i medici già la avevano data per morta, e il vecchio Sognatore si rallegrava di poter trascorrere i suoi ultimi giorni nella stessa felicità del resto della sua vita.

Una notte il vecchio Sognatore si svegliò e, senza sapere perché, andò nella radura dove un tempo egli e la guida avevano incontrato la ragazza che poi lui avrebbe sposato, e lì fu avvolto da una grande luce. Davanti ai suoi occhi attoniti, ecco che gli apparve la Fanciulla delle Stelle. “Grazie”, ella disse. Improvvisamente il Sognatore ricordò la sua antica missione, e cadde in ginocchio davanti all’apparizione. “Perdonami, mia signora. Io ti ho tradito, come il padre dei miei padri”. Ella sorrise: “No, Sognatore. Nessuno di voi mi ha tradito. Lo hai detto tu stesso. La vita è sogno. E anche la morte è sogno. Questa è la chiave del Sogno dei Sogni, che tu hai trovato, e che già il tuo progenitore aveva trovato. Chi credi che fosse la fanciulla che egli vide alla fonte, e di cui si innamorò? Chi credi che fosse la ragazza che tu credevi di aver liberato, e che invece ha liberato te? La Melodia dell’Immortalità è già da sempre quella che tutti i mondi suonano e cantano incessantemente, da prima che venissero a esistere, ed è più antica del Pifferaio stesso. L’Ultimo Cancello nascondeva soltanto l’inganno che ci fosse qualcosa di nascosto, l’inganno più sottile del Pifferaio, ma proprio perciò il più vano dei suoi trucchi. Il Pifferaio fu sempre colui che ingannò sé stesso, se credette mai che il Carro gli avrebbe permesso di intralciarlo laddove il Carro stesso non avesse voluto. Ma il velo resterà sugli occhi dei figli degli uomini finché la ruota non torni a girare, perché così è la ruota. Alla fine l’Uomo dei Troni, l’Auriga del Carro Alato, verrà di nuovo, e allora i mondi torneranno all’Oceano dei Sogni, ma nessuno dei viventi sarà perduto, perché essi continueranno a sognare”. Il Sognatore annuì. Adesso capiva. “Sei venuta a prendermi”. Ella annuì. “Conosci la strada?” gli domandò. “Dovrai guidarmi”, disse il Sognatore. Allora il Sognatore chiuse gli occhi e tese la mano, e la Fanciulla prese per mano il Sognatore e lo portò a dimorare con sé tra le stelle, e i loro sogni furono un unico sogno nella miriade di sogni che compongono l’Oceano del Sogno.

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